Carlo Nordio

Schiforme a grappolo

Unendo i puntini delle dichiarazioni destronze e degli spifferi delle “fonti del ministero”, si ottiene la Grande Riforma della Giustizia che l’Italia attende fremente da trent’anni e che sarà necessariamente modellata sui processi che investono e via via investiranno membri del governo e della maggioranza, inclusi congiunti e amici degli amici.

di Marco Travaglio

Unendo i puntini delle dichiarazioni destronze e degli spifferi delle “fonti del ministero” (più arcane delle fonti del Clitumno), si ottiene la Grande Riforma della Giustizia che l’Italia attende fremente da trent’anni e che sarà necessariamente modellata sui processi che investono e via via investiranno membri del governo e della maggioranza, inclusi congiunti e amici degli amici. È lo scotto da pagare alla scomparsa di B., che le leggi ad personam le calibrava su un culo solo: il suo. Ora, nel berlusconismo senza B., i culi da parare si moltiplicano e con essi le leggi ad personas, o ad Melones. Tutto più complicato, ma anche più divertente. S’era detto che i giudici vanno separati dai pm per evitare che i primi si “appiattiscano” sui secondi? Dipende. Se l’imputato fa parte del giro e il giudice si appiattisce sul pm per archiviare o assolvere, viva l’appiattimento: i due possono restare tranquillamente colleghi. Se invece il giudice si appiattisce sul pm per intercettare, arrestare, rinviare a giudizio o condannare, i due vanno subito separati. C’è poi il caso Delmastro, col pm che chiede l’archiviazione e il gip che ordina l’imputazione: tutto ciò, secondo le “fonti ministeriali” (lo pseudonimo di Nordio), è “irrazionale” e deve finire. Se il pm vuol salvare uno della banda, è dovere del gip appiattirsi su di lui: è quando il pm non vuole salvarlo che il gip non deve appiattirsi. Ma la Riforma metterà le cose a posto: tra pm e giudice, decide il giudice solo se conviene all’indagato; viceversa decide il pm e il giudice fa pippa.

Ma c’è pure il caso del pm buono, che non ha alcuna intenzione di disturbare i manovratori, costretto a indagarli da un dipendente o un fornitore non pagato o truffato che non si fa i cazzi suoi e li denuncia. Certo, alla fine chiederà di archiviare anche se ha vagonate di prove e il gip dovrà appiattirsi per legge. Ma intanto c’è la rottura delle indagini e dei giornali. Doppia ideona. I giornali saranno puniti con multe milionarie se pubblicano notizie vere (quelle false sono la specialità della casa). E le indagini saranno subappaltate ai congiunti degli indagati, che fra l’altro sono quelli che li conoscono meglio. Sui falsi in bilancio della Santanchè indagherà il falso principe Dimitri, e viceversa. E sul presunto stupro di Apache La Russa indagherà il padre, che infatti l’ha già interrogato e assolto, condannando la ragazza che l’ha denunciato. Così i pm potranno dedicarsi ai veri delitti: i rave party, gli spray con vernice lavabile, le vignette di Mannelli e Natangelo, o anche i reati contro la Pa, purché riguardino gli oppositori, meglio se “grillini”. I processi sono come le armi all’uranio impoverito e le bombe a grappolo: se le usa la Russia sono orrori da genocidi, se le usa l’Ucraina sono petali di rosa.

Il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2023

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