Dopo le proteste ora Wikipedia chiude la pagina sul prof. Orsini

L’amministratore in conflitto di interessi si dimette e Wikipedia oscura la pagina sul professor Alessandro Orsini, dopo la diffida inviata dai legali del sociologo.

di Lorenzo Giarelli

L’amministratore in conflitto di interessi si dimette e Wikipedia oscura la pagina sul professor Alessandro Orsini, dopo la diffida inviata dai legali del sociologo.

Qualche settimana fa, Il Fatto aveva raccontato le proteste di molti utenti dell’enciclopedia che non riuscivano a modificare la voce su Orsini, pur ritenendola (come avevano più volte motivato nelle discussioni interne) lesiva della sua reputazione perché molto sbilanciata su recensioni negative ai saggi del professore e poco obiettiva sui suoi meriti professionali (e sulla guerra in Ucraina, per esempio, non c’era spazio per riportare la condanna all’invasione russa). Alcuni di questi utenti erano stati anche bloccati dagli amministratori e in particolare il nick Gitz era stato “bannato” da HyperGio, che un leak di pubblico dominio fa risalire a un analista della Nci Agency, agenzia di comunicazione della Nato. Dopo il nostro articolo, l’amministratore in questione ha subito lasciato ogni ruolo, nonostante fosse tra gli account più longevi nella comunità di Wikipedia. Ma le molte altre testimonianze di utenti in favore di Orsini hanno anche spinto i legali del sociologo ad avanzare una diffida nei confronti di Wikipedia, ritenendo appunto che la pagina sul professore e le modalità con cui veniva amministrata rappresentassero un danno per l’interessato. Chiunque oggi provi ad aprire la voce su Orsini si ritrova così davanti una scritta: “Questa pagina è stata oscurata e protetta a scopo cautelativo a causa di una possibile controversia legale. Verrà eventualmente ripristinata alla fine della vicenda che la riguarda”. Orsini festeggia sui social: “Numerosi tentativi sono stati fatti di correggere la mia biografia nel rispetto delle regole (gli editor onesti non mancano) ma un gruppo di amministratori-detrattori, tra cui un analista della Nato, bloccava i profili che cercavano di emendare le menzogne pubblicate sul mio conto per danneggiare la mia immagine umana e professionale”.

Il Fatto Quotidiano, 21 giugno 2023

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