La tela di Penelope

di Marco Travaglio La Russia continua ad attaccare e ad avanzare in Ucraina. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. L’unica cosa che stupisce è lo stupore. Da tre anni e...

di Marco Travaglio

La Russia continua ad attaccare e ad avanzare in Ucraina. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. L’unica cosa che stupisce è lo stupore. Da tre anni e mezzo, per l’Occidente, la scelta è sempre la stessa. Non tra la pace e i condizionatori accesi, come disse quel genio. Ma tra il provare a vincere la guerra inviando qualche centinaio di migliaia di soldati a combattere e a morire sul campo (ipotesi esclusa fin dall’inizio), e l’accettare un compromesso con chi la sta vincendo. Il compromesso, nel marzo 2022 a Istanbul, costava poco: non prevedeva cessioni di territori, ma solo Kiev fuori dalla Nato e parzialmente demilitarizzata e l’autonomia speciale al Donbass. Ora costa di più: oltre alle altre condizioni, il controllo russo su Crimea, Lugansk, Donetsk e tre quarti occupati degli oblast di Zaporizhzhia e Kherson. E domani sarà ancor più costoso. È un ricatto? Sì, come in tutte le guerre. Ci sono alternative? No. A meno che sia un’opzione continuare a drogare Zelensky con promesse di armi e soldi (che non abbiamo) perché mandi al macello i suoi superstiti e perda altri territori. È la linea criminale e criminogena prima della Nato e, ora che Trump s’è sfilato, della sola Ue, che vaneggia di articoli 5 e “addestratori militari nell’Ovest dell’Ucraina” (l’ultima ideona della Kallas, che esporrà ad attacchi forsennati anche quelle regioni finora risparmiate).

Qualcuno avrà notato il folle ghigno con cui Macron e Merz, tornati in posizione eretta dopo le genuflessioni a Trump, annunciano l’uno che “Putin è un orco” e l’altro che “non ci sarà nessun vertice Zelensky-Putin”. Peskov, portavoce dell’orco, ha risposto che “il bilaterale è tutt’altro che escluso, ma va preparato bene”. In effetti, mentre la posizione russa è chiara (e condivisa a Washington), quella ucraina è buio fitto. Zelensky a dicembre ammise: “Non riprenderemo i territori occupati”. Poi parlò di “riconquista” completa. Ieri ha ricambiato idea. E Putin, disponibile a vederlo dopo aver parlato con Trump di compromessi territoriali, non ama gli incontri al buio. Né ha interesse a una tregua che, se l’Ue non smette di comprare armi dagli Usa per inviarle a Kiev, favorirebbe solo il suo nemico. È una tela di Penelope. Trump ogni notte agevola i negoziati e l’Ue ogni giorno li sabota: poi, siccome ovviamente la guerra continua con l’Ucraina che continua ad arretrare e la Russia ad avanzare, si mette a strillare: “Visto che Putin non vuole trattare?”. Intanto i russi, pezzo per pezzo, si prendono con bombardamenti e stragi ciò che chiedono per via negoziale. E, non paghi delle cinque regioni annesse, entrano pure in una sesta: il Dnipropetrovsk. Oggi Zelensky offre ciò che Putin gli chiedeva nel 2022. Domani magari dovrà implorarlo di accettare ciò che gli chiede oggi.

Il Fatto Quotidiano, 30 agisto 2025

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