La gazzella e i cazzari

Ogni mattina, come sorge il sole, la Meloni si sveglia e deve scegliere fra due opzioni: correre più veloce delle cazzate dei suoi ministri, o inseguirli con sparate ancor più grosse

di Marco Travaglio

Con la geniale uscita di Musumeci, che ha definito “assistenzialismo” il salario minimo ignorando il significato sia di assistenzialismo sia di salario minimo, il governo Meloni si avvicina pericolosamente all’en plein della cazzata: che quasi tutti i ministri, a parte forse Bernini e Schillaci, sono riusciti a spararne almeno una in nove mesi. Non avendo a disposizione una Treccani, vorremmo rendere omaggio ai nostri preferiti. Di Nordio, primatista mondiale, vogliamo ricordare quella dei “veri mafiosi” che non parlano al telefono né a tu per tu per paura delle intercettazioni, alla vigilia del malaugurato arresto di Messina Denaro grazie alle intercettazioni. Di Sangiuliano, la promessa di “provare a leggere” i libri dello Strega dopo averli votati in qualità di giurato non-lettore (quantomai opportuna, visto che la lettura della Divina commedia l’ha convinto che Dante abbia “fondato il pensiero di destra”. Di Salvini, a campione, il delicato accostamento fra gli alluvionati d’Emilia Romagna e la sconfitta del Milan. Della Roccella, quello fra la Santanché e Tortora (per il ruolo del pappagallo, c’è l’imbarazzo della scelta). Di Lollobrigida, più delle minchiate sulla “sostituzione etnica”, ci ha affascinato la giustificazione: “Non sono razzista, sono ignorante”, che peraltro è il motto dell’intera compagine governativa.

E come dimenticare Piantedosi, che contraddice sia le piante sia le dosi col decreto Rave e poi se la prende con quei pezzenti dei migranti, detti anche “carichi residuali”, che “mettono in pericolo la vita dei figli” salpando sui barconi pericolanti anziché su comodi yacht e navi da crociera. E Valditara, che urla “evviva l’umiliazione, fattore fondamentale nella crescita” a scuola. E Crosetto, che attribuisce “l’aumento esponenziale del fenomeno migratorio” alla “strategia di guerra ibrida del battaglione Wagner” (ha stato Putin). E Sgarbi che, essendo sottosegretario alla Cultura, intrattiene lo scelto pubblico del museo Maxxi sul “cazzo, organo di conoscenza, cioè di penetrazione, che serve a capire” (cos’ha al posto della testa). E Tajani che, sempre sul salario minimo, parla di “roba da Urss” (infatti c’è in tre quarti d’Europa e soprattutto nel Paese più sovietico del mondo: gli Stati Uniti). E La Russa, che essendo ben più che ministro (è la seconda carica dello Stato), batte tutti al fotofinish definendo i nazisti uccisi dai partigiani in via Rasella “una banda musicale di semi-pensionati”: tipo i Pooh o il Quartetto Cetra. Ogni mattina, come sorge il sole, la Meloni si sveglia e deve scegliere fra due opzioni: correre più veloce delle cazzate dei suoi ministri, o inseguirli con sparate ancor più grosse, tipo “andremo a cercare gli scafisti in tutto il globo terracqueo”. Ha scelto la seconda.

Il Fatto Quotidiano, 22 luglio 2023

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