Giacomo Leopardi

Dissertazione sopra l’anima delle bestie (1811)

Obiettivo polemico dello scritto giovanile di Leopardi è la tesi cartesiana secondo cui l’anima delle bestie non sarebbe altro che “un puro meccanismo”, anzi, che gli animali stessi altro non sarebbero che “semplici macchine”

di Giacomo Leopardi

La tanto decantata questione circa quegli esseri che più di ogni altra creatura, toltene le Angeliche sostanze, sembrano aver somiglianza con l’uomo, è quella, che a disciogliere intraprendiamo. Diversità di pareri, varietà di sistemi, moltiplicità di obbjezioni, furore dei partiti, tutto contribuisce a renderne lo scioglimento in sommo grado difficoltoso. Con le più forti ragioni contro gli opposti pareri si scagliano il gran Cartesio, ed il dottissimo Cardinale di Polignac nel suo Anti-Lucrezio affermando esser l’anima dei bruti soltanto una macchina per artifizial meccanismo disposta, a quelle operazioni, che tutto giorno nelle bestie si scorgono. Dall’altra parte il celebre Maupertuis si sforza con tutto l’impegno di provare, che l’anime dei bruti sono dotate di ragione, e giunge perfino a dubitare se desse sieno ancora capaci dell’immortalità. Non pochi son quei Filosofi i quali proposero altri sistemi circa i bruti ciascuno dei quali viene con il maggior calore sostenuto dai suoi fautori. Oltre questi da un sensato Scrittore vien proposto un sistema, il quale sembra certamente il più facile a dimostrarsi, e il più concorde con il sentimento comune degli uomini. “Un sistema di mezzo, egli dice, circa l’anima dei Bruti, è quello, che senza ridurla al niente coi Cartesiani, e senza uguagliarla in tutto all’umana, le attribuisce qualche specie di essere spirituale, qualche participazione di ragione, di raziocinio, e di esterna manifestazione dei sentimenti interni con voci, o altri segni“. Ciò viene approvato in qualche parte dal celeberrimo Gio: Giacomo Rousseau allorchè dice “Tout animal a des idées puisqu’il a des sens il combine même ses idées jusqu’à un certain point, et l’Homme ne differe a cet egarde de la bête que du plus au moins. Quelques Philosophes ont même avancé qu’il y a plus de difference de tel Homme à tel Homme que de tel Homme à telle bête“. Io aggiungerò a queste doti dell’anima delle bestie una imperfetta libertà, la quale non fa, che i bruti possano meritare, o demeritare poichè non hanno nè aver possono cognizione alcuna della moralità delle azioni. Per esaminare adunque la proposta questione circa l’anima delle bestie, noi apporteremo in prima le ragioni favorevoli all’enunciato sistema passeremo quindi a quelle, che dai fautori degli opposti pareri sogliono arrecarsi, e concluderemo poscia decidendo qual sia fra questi il più probabile.

Che i bruti abbian l’anima ciò sembra dimostrato dalla stessa natura poichè, come afferma L’Abate Sauri ne’ suoi Elementi di Metafisicabisogna convenire, che gli uomini hanno un’inclinazione quasi irresistibile, e tanto forte, e tanto naturale a credere, che le bestie sieno animate, che ad onta degli sforzi maggiori di alcuni Filosofi non ci sarà mai fuorchè un picciolissimo numero di pensatori, che averanno il coraggio di abbracciare il sentimento contrario“. “Direte voi, che l’anima delle bestie è materia? (così si esprime il celebre Can. Alfonso Muzzarelli all’Opuscolo VI del Buon uso della Logica in materia di Religione.) Ma negate se potete, che le bestie abbiano delle idèe, e delle cognizioni dirette. Esse vedono, sentono, e in conseguenza di queste sensazioni agiscono come ognuno esperimenta. O a che valgono gli occhi se non vedono, a che l’orecchie se non sentono? perchè sono prive d’idèe se hanno tutti gli strumenti necessarj per riceverle in se stesse?” La sacra Biblia chiama i Bruti anime viventi allorchè nel capitolo II della Genesi al versetto 29.30. così parla “Dixitque Deus ecce dedi vobis omnem herbam afferentem semen super terram… ut sint vobis in escam et cunctis animantibus terrae, et omni volucri coeli et universis quae moventur in terra, et in quibus est anima vivens“. La medesima nel capitolo II della Genesi al versetto 19 così dice “Omne quod vocavit Adam animae viventis ipsum est nomen ejus“. Se dunque si ammetta, che le bestie sieno animate sembra assai consentaneo alla retta ragione il proposto sistema poichè ciò, che tuttogiorno nei bruti ammiriamo chiaramente cel dimostra. Ed infatti chi mai nel vedere il cotanto industrioso governo dell’api, la costruzione delle loro cellette, l’amore verso i proprj parti, l’ingegno nel succhiar dai fiori il mele, e nel fabbricarlo, il rispetto, che tuttora portano al loro Re, chiaramente non comprende, che le bestie sono dotate di un qualche barlume di ragione? So, che mi potrà essere opposto, che tutto ciò avviene per un naturale istinto richiedendomi con le parole del celeberrimo Pope nel Saggio sopra l’uomo “Chi si è incaricato d’insegnare agli abitanti dell’acque e delle foreste a scegliere i loro alimenti, e ad evitare i veleni? Chi gli ha istruiti a fabbricare sopra i flutti, o a formar delle volte sotto la sabbia per resistere alle marèe, o alle tempeste, da cui eglino sarebbono minacciati? Chi ha mostrato al ragno l’arte di tirar senza regola e con maggior giustezza di Moivre (Matematico, e Algebrista Inglesedelle parallele sì esatte? alle cicogne il modo di scoprire come Colombo dei cieli stranieri, e delle terre sconosciute? Chi riunisce questo popolo di ucelli? Chi presiede al consiglio dove si determina il giorno, e l’ora della partenza? Chi forma la falange? Chi gli mostra il cammino?” Io rispondo, che se si vuole ammetter la natura come regolatrice, ed autrice di queste azioni ciò non sarà, che in quella che riguarda la conservazione dei bruti, onde nelle altre loro azioni è necessario un qualche raziocinio, ed un barlume di ragione.

Non trovo poi alcuna difficoltà, che impedir possa di ammettere una imperfetta libertà nei bruti poichè chi mai potrà negare, che un augello sia libero di alzare o no il suo volo, e di seguire in ciò gl’impulsi della propria volontà? Questo stesso è agli uomini insegnato dalla natura medesima poichè ciascuno evidentemente comprende non esservi alcuna intrinseca forza, che costringa un cavallo a correre, o un agnello a belare. Ed infatti “Vediamo ogni giorno, al dir del Sig.r Collins, gli esempj dell’utilità de’ gastighi in riguardo di qualche essere intelligente, e sensibile… Si gastigano quotidianamente con frutto i cani, i cavalli, e gli altri animali“. Che se mi si opponesse esservi ne’ bruti un’intrinseca forza, che li costringe e ciò provarsi da varj esempj poichè spinto da essa trema l’Elefante alla vista di un topo, e irresistibilmente è costretto il lupo a fuggire dal fuoco, ed il gatto a fremere contro del cane; io risponderei, che se l’uomo è soggetto a simili pregiudizj così che la sola vista di un lampo, o lo sparo di un cannone può far talvolta innorridire i più savj sebbene nulla da essi siavi a temere; molto più devono essere a tali pregiudizj soggette le bestie, che quella ragione non hanno, di cui gli uomini sono dotati, e che se simili puerilità non tolgono la libertà nell’uomo molto meno la tolgono nei bruti. Nè mi si dica, che un naturale istinto costringe gli animali ad operare, poichè se pur si deve ammettere cotesto istinto, il che è, per mio avviso, il medesimo, che ciò, che appellasi caso, egli è chiaro, che la natura non farà per mezzo di esso, che istruir l’animale nelle differenti azioni, che riguardano la di lui conservazione, ma il medesimo non verrà in modo alcuno costretto ad operare a seconda di questo istinto. Un fanciullo, a cagion d’esempio accarezza con predilezione i proprj genitori sebbene ignori di essere stato da questi generato; dovrà forse dirsi per ciò, che egli agisca necessariamente? Ciò non può certamente affermarsi, ed in conseguenza dalla accennata obbjezione non può esser tolta la libertà nei bruti. Dalle finquì esposte ragioni abbastanza vien dimostrata la probabilità del sistema, di cui parliamo, onde seguendo il nostro istituto dobbiamo ora esaminare gli opposti sistemi per quindi conoscere quale tra questi a preferenza degli altri ammetter si debba.

Eccoci, al dir d’un sensato Filosofo, all’opinione più celebre, e più stravagante, che sia giammai comparsa nel teatro della Fisica naturale“. L’anima delle bestie è un puro meccanismo, esclama arditamente il gran Cartesio, e dietro a lui come al maggior de’ Filosofi corrono tosto i sapienti in gran numero, ed a spada tratta a difender si accingono il suo parere. Il celebre Regiomontano, si suol dire dai Cartesiani seppe costruire un’Aquila, che volando per l’aria indicava ad un Imperatore la via verso Norimberga il medesimo fabbricò una mosca volante. A tutti è noto il capo di creta di Alberto Magno, il quale proferiva alcune parole, e narrasi ancora finalmente, che da un prigione in Marocco lavorossi una statua, la quale dalla carcere recandosi al reale palagio, e quivi piegate d’innanzi al Re le ginocchia, ed in atto supplichevole porgendogli un memoriale impetrò al suo artefice la libertà. Posto tutto ciò evidentemente si dimostra, che l’anime dei bruti non sono, che semplici macchine poichè se egli è possibile agli uomini il far movere parlare, ed operare per mezzo di meccanismo alcuni automi come potrà affermarsi, che ciò sia impossibile a Dio? Ed infatti, come si esprime il Cardinale di Polignac maggiormente non si deve attribuir l’anima ai Bruti, che alle piante, ed a’ fossili, imperocchè chi mai ardirà di dire, che l’erba nomata sensitiva, la quale toccata appena ritira tutte le sue foglie, e come offesa china a terra il capo rattorto chi mai ardirà di dire, che quest’erba sia animata? e chi pur anche affermar potrà, che animata sia la vite la quale s’inerpica per gli olmi frondosi afferra i suoi rami, e a guisa di serpe abbracciando il suo tronco giunge abbarbicandosi sino alla cima? E se l’anima non hanno queste piante non è egli evidente, che ai bruti nemmeno devesi l’anima attribuire? È questa l’eloquente argomentazione di Cartesio, e de’ suoi fautori, i quali avendo così dimostrata la pretesa verità di siffatto sistema nella sua natura passano a dimostrarla in confronto agli altri sistemi. Se si tagli essi dicono in molte parti un lombrico il medesimo torna a vivere moltiplicato in tante parti in quante egli fu diviso. Se si ammetta, che l’anima dei bruti sia un puro meccanismo facilmente si comprende come ciò possa accadere poichè essendo ciascuna di quelle parti sufficientemente organizzata possono esse operare separatamente come oprarebbono se fossero insiem congiunte. Ma se però si ammetta, che i bruti abbiano un’anima immateriale come può avvenire, che le parti di un lombrico diviso tornino a vivere? Forse dovrà dirsi, che una sostanza immateriale possa dividersi in tante parti in quante vien diviso il lombrico? Ciò sarebbe un assurdo, e se questo non può affermarsi affermar non si deve neppure, che l’anima delle bestie sia immateriale. Inoltre qual sarà la sorte dell’anima dei bruti dopo il fine della lor vita? Forse dir si deve che desse sieno immortali? Forse, che debbano godere, o patire secondo le loro buone, o cattive azioni? Tutto ciò sarebbe un’assurdità. Forse dovrà affermarsi, che da un bruto passi l’anima in un altro così che si ammetta la Metempsicosi soltanto nelle bestie? Ma qual sarà il destino di queste anime alla fine del mondo? Forse si dirà, che Iddio le annichili? ciò sarebbe direttamente opposto alla volgare opinione cioè, che Dio nulla distrugga di ciò, che ha creato. Posta adunque l’immaterialità delle anime dei bruti non si può in alcun modo determinare qual sia il fine, a cui son destinate dopo la loro morte. Questa incertezza vien tolta se si ammetta, che i bruti non operano, che per un semplice meccanismo; poichè sconvolta per qualunque intrinseca, o estrinseca cagione la macchina del loro corpo a lui si rende impossibile l’operare, nel che consiste la vita dei bruti, ed in questo modo essa ha il suo termine.

Ecco il celeberrimo sistema di Cartesio provato con i più forti argomenti dai suoi seguaci. Nondimeno, al dir dell’Abate Sauri “tutte queste ragioni e molte altre eziandìo non vagliono a fare, che il sistema dei Cartesiani non si consideri come un assurdo“. Ed infatti in qual modo potranno mai persuadersi gli uomini savj, che allorchè ammirano nei bruti tanti diversi segni di gratitudine, o di odio, di tenerezza, o di furore ciò non sia l’effetto, che di un semplice meccanismo? Chi mai potrà credere, che la tanto sagace providenza delle formiche, le quali con tanta cura si affaticano nell’estate per avere di che sussistere nell’inverno non provenga, che dalla forza di una macchina, che le fa operare? Chi mai ardirà di dire, che in quel Lione, il quale liberato per mezzo di un Cavaliere da un orrido serpente, che minacciava di togliergli la vita, sempre lo seguì in tutti i suoi viaggi difendendolo a guisa di fedelissimo compagno; finchè dovendo il Cavaliere imbarcarsi, e ricusando i Naviganti di ricevere nel vascello il lione, tosto che vide allontanarsi dalla riva il suo caro Liberatore oppresso dal duolo gittossi nell’acque, e seguitò a nuoto la nave fino a spirare sopraffatto dall’onde; chi mai ardirà di dire, che un successo sì commovente non avvenisse, che per mezzo dell’intrinseca organizzazione della fiera? E lo stesso Cartesio non opera egli contro l’interno testimonio della propria cognizione allorchè afferma, che, benchè ciò sembri, nondimeno non sono i bruti soggetti ad alcun sentimento di dolore, quando chiaramente si scorge dai suoi pietosi latrati, che un cane prova se si percuota quella pena, che noi stessi sperimentiamo? E qual uomo, che abbia una sola tintura di ragione potrà persuadersi, che i palpiti, i gemiti, le strida di un pulcino rapito dall’adunco artiglio di un nibbio crudele non derivino da alcun senso di timore, e d’affanno? Ma a vieppiù dimostrare l’assurdità di questo sistema vedasi quali sieno sopra il medesimo i sentimenti di un sublime moderno Filosofo. Il celebre P. Paulian nel suo Dizionario di Fisica propone la seguente questione:

“Les animaux gardent-ils dans leurs mouvemens les loix de la Mecanique?

Egli la scioglie in tal modo.

Pour satisfaire à cette question je prends deux loix, que les Cartesiens eux-mêmes regardent comme deux regles generales de la Mecanique.

On les exprime en ces termes. Tout corps en mouvement tend a parcourir une ligne droite.

Le changement de mouvement est toujours proportionnel à la force motrice qui l’occasionne.

Je le demande maintenant a tout physicien impartial. Un chien qui revoit son maître, et qui lui temoigne son attachement par des caresses, des transports, des Sauts de toute espece; un cerf qui fuit la poursuite d’un chien, qui fait retentir l’air de ses aboyemens, un singe qui copie avec de grace le ridicule des hommes tous ces animaux gardent-ils exactement la première de ces deux loix, ou plutôt ne sont-ils pas aussi indifferents que nous à parcourir une ligne courbe, ou une ligne droite?

Ils ne sont pas plus fidelles à la seconde loi. Un chien au premier signal de son maître court avec impetuosité vers l’endroit qu’on lui indique, le même signe l’arrête dans sa course quelque rapide que elle soit; je le demande encore y a-t-il quelque proportion entre la cause, et l’effet, entre le changement de mouvement, et la force motrice qui l’a occasioné, et n’est-on pas obligé de convenir que les animaux ne gardent pas dans leurs mouvemens les loix de la mecanique?

Corollaire. Les Animaux ne sont pas de pures machines; pourquoi? parceque une machine dispensée des loix de la mecanique est une chimere”.

E ciò può esser bastante a dimostrare l’assurdità del sistema dei Cartesiani nella sua natura: resta ora il considerare le ragioni apportate da questi per difendere il lor parere, e le obbjezioni, che i medesimi far sogliono agli opposti sistemi, e il vedere se vaglian quelle a sostenere il primo, e se sian queste sufficienti ad abbattere i secondi.

La celebre aquila, e la mosca volante di Regiomontano il capo di creta di Alberto Magno l’automa ambulante del prigione di Marocco su cui tanto si fondano i Cartesiani altro provar non potranno se non che esser possibile all’Ente Supremo di dare il moto, e la forza di operare ai bruti per mezzo dell’interna loro organizzazione, il che alcuno non pensò giammai di negare non essendo la materialità dell’anima dei bruti intrinsecamente, e di sua natura impossibile, ma dai medesimi non potrà mai venir dimostrato, che i bruti non sieno realmente, che semplici macchine poichè sebbene con la forza potentissima dell’ingegno giungesse l’uomo a far sì che per mezzo di macchine in una statua si ammirasse l’istessa succession delle azioni, che presentemente ne’ bruti scorgiamo non mai però potrà farsi, che siffatti simulacri abbiano gli stessi affetti, e le stesse passioni, che le bestie sperimentano; e posto ancora, che ad un artefice impossibil non fosse il fare, che estrinsecamente apparissero in un automa alcuni segni o di dolore, o di piacere; o di allegrezza, o di mestizia ciò non proverebbe in alcun modo, che i bruti non fossero, che semplici statue poichè l’imitare una cosa non potrà mai dimostrare, che dessa sia eguale a ciò, che l’imita. Ed infatti se da un meccanico si costruisse una pianta, la quale nel corso di alcuni mesi, come negli alberi tuttogiorno vediamo, giungesse per mezzo dell’interno lavoro a produrre de’ frutti forse creder si dovrebbe, che in tal modo si producano i medesimi ne’ vegetabili? No certamente, e se si possono in qualche simulacro imitare le azioni dei bruti data la parità concludo, che da ciò non può dedursi in modo alcuno, che le bestie operino come tali automi. Le similitudini poi dell’erba nomata sensitiva, e della vite altro non sono in realtà che semplici poetiche immagini, e non già Filosofiche dimostrazioni poichè se l’erba sensitiva si move, e sfugge d’esser tocca e se la vite s’arrampa a ciò, che a lei si presenta nè in questa nè in quella appariscono gl’istessi affetti, le stesse passioni i medesimi sentimenti che appariscono nei bruti e perciò in verun modo non può da questo dimostrarsi, che le bestie non sieno, che semplici automi. In quanto poi a quella obbjezione, che far sogliono i Cartesiani intorno ad un lombrico il quale diviso in più parti torna in tutte queste parti a rivivere, nulla evvi in ciò, che tanto sia difficile a ribattersi come suppongono i Cartesiani, a ciò bastando le parole di un illustre moderno autore, il quale così si esprime “Se mi venisse richiesto in qual modo allorchè si taglia in molte parti un lombrico terrestre ciascheduna di queste parti possano formare un corpo vivente, io risponderei, che essendosi il Supremo Essere determinato fino da tutta l’eternità a creare gli uomini, e gli animali, immediatamente, che i corpi fossero in istato di essere animati egli avrà potuto determinarsi a creare delle nuove anime per le varie parti del lombrico diviso ogni qual volta queste parti, e queste divisioni del lombrico si ritrovino sufficientemente organizzate per ricevere un’anima, e per eseguire i di lei ordini. Infatti poichè queste parti separate, e divise formano dei corpi organizzati per qual ragione il Supremo Essere non congiungerà ad essi un’anima siccome lo fa in riguardo all’uomo dentro l’utero della Madre subito, che il corpo del feto si ritrovi organizzato sufficientemente?” Il medesimo rispondendo all’altra obbjezione solita a farsi dai cartesiani così parla “Se mi si chiedesse cosa diverranno l’anime delle bestie dopo la morte del loro corpo, io direi, ch’esse non vedranno Dio, ma che niente ripugna, che questo Supremo Essere le conservi, e le faccia godere di una spezie di felicità. Se mi si chiedesse in qual cosa consista precisamente questa felicità mi sarebbe facile il rispondere che io non ne so cosa alcuna, e che da me non si deve esigere una maggior dottrina di quella che si può ritrovare in tutti gli altri uomini insieme.” Non sembra però che una tal proposizione aver possa gran numero di partigiani. Perciò io direi, che da noi affatto s’ignora qual sia il fine a cui l’anime dei bruti sono destinate, e che se il non sapere qual sia il fine, a cui son dirette le anime di quegl’Infanti, che muojono privi del lavacro Battesimale non toglie la verità di quanto al presente si afferma attorno ad esse; così l’ignorare qual sia per esser la sorte dell’anima dei bruti dopo la fine dalla loro vita non toglie, che desse sieno una sostanza dal proprio corpo diversa. Sonovi alcuni, i quali affermano, che l’anime dei bruti dopo la loro morte venendo dotate di ragione passino ad animare de’ corpi umani; ma ciò non deve certamente ammettersi poichè essendo il numero delle bestie di gran lunga superiore a quello degli uomini qual sarà poi il destino di quelle anime, che ne’ corpi umani non son collocate? ovvero perchè piuttosto l’anima di un Leone, che quella di una tigre dovrà passare nell’uomo? E ciò basti intorno al celeberrimo sistema di Cartesio; passiamo ora ad esaminare quello del Maupertuis, il quale non sarà certo difeso se non da quelli che simili sono appunto a quegli Esseri di cui trattano.

Le assurdità dell’opinione di cui parliamo vengon confermate da un recente Scrittore sedicente Filosofo, il quale spacciando buon senso, e dottrina sostiene le più false proposizioni, e i dogmi più pericolosi ch’esser vi possano. Afferma egli, che le bestie sono ragionevoli. Noi gliel concederemo purchè egli cel dimostri ammaestrando prima nella volgar lingua un qualche bruto, e quindi nelle Filosofiche scienze onde possiamo esser convinti che le bestie sono capaci di un perfetto intendimento. “E dove saremmo noi, dice il sopra lodato moderno Autore se le bestie avessero la ragione… come noi e se ne usassero come gli uomini? Il disordine la crudeltà, la devastazione sarebbono stati enormi sopra la terra”. Nè certo abbiam noi alcun motivo di credere che le bestie fossero per fare un miglior uso della ragione di quello che ne vien fatto dagli uomini. Inoltre concesso il sistema del Maupertuis gli uomini non sarebbono in alcun modo differenti dai bruti quando tutti ammettono che l’uomo è la più nobil creatura, che sia uscita dalle mani dell’Onnipotente, e che il medesimo è come il sovrano di tutte le altre cose create, il che vien confermato dalle parole stesse di Dio allorchè dice Genesis cap. 1 vers. 26. “Praesit homo piscibus maris, et volatilibus caeli, et bestiis, universaeque terrae, omnique reptili quod movetur in terra“. In che sarebbe fondato questo dominio dell’uomo sopra gli animali se i medesimi fossero ragionevoli com’esso, e delle stesse doti fossero ornati? Ma noi non potremmo meglio confondere i fautori del presente sistema, che disprezzandolo, e non curando di parlar su di ciò che non può esser fondato se non sopra ingannevoli sofismi, ed artificiosi argomenti.

Come falsa adunque, e come assurda riguardar si deve una siffatta opinione poichè nulla ritrovasi in essa, che non sia contrario alla retta Filosofia, al parer de’ Sapienti, ed a’ santi Dogmi della Cattolica Religione. Varj son quei Filosofi dai quali vengon proposti diversi altri sistemi circa l’anima dei bruti. Evvi tra questi chi afferma che l’anima delle bestie consiste soltanto negli spiriti animali, e nel sangue ciò che di provar si argomenta colle parole della sacra Biblia Deuteronomii cap. XII vers. 23. “Hoc solum cave ne sanguinem comedas, sanguis enim illorum, animalium, pro anima est.” Il chiarissimo Tostato spiega un tal passo nel modo seguente. In idem cap. Quaest. 9. “Videtur esse quaedam species crudelitatis quod quis comedat animam cum sanguine: nam anima pecoris in sanguine est, scilicet quod sanguis est talis complexionis naturaliter, in quo magis reperitur harmonia requisita ad unionem animae ad corpus, quam in phlegmate, aut cholera, vel aliquo alio humore, nam in sanguine reperiuntur calidum naturale, et humidum radicale temperata quae sunt duo principia vitae, et non reperitur hoc in aliquo alio humore, vel aliqua alia corporis parte“. Da ciò si vede, che la sacra Biblia non usa le accennate parole, che per un modo di esprimersi, onde il predetto sistema soggetto essendo alle difficoltà del parer di Cartesio bastar può a dimostrarne la falsità ciò, che di quest’ultimo si è detto. Le medesime ragioni valer possono ad abbattere il sistema, il quale afferma esser l’anima delle bestie “una sottilissima fiamma, che alimentata, per servirmi delle parole del celebre Abate Chiariper via di respirazione dai più minuti sostanziali corpuscoli per l’aria sparsi allo sconcertarsi della macchina corporea quasi fiaccola, che si estingua per l’aria insensibilmente disperdesi“. Questo sistema afferma necessariamente, che le bestie non abbiano sensazioni, poichè la materia non è di queste capace, ed è per conseguenza soggetto alle difficoltà dell’opinione de’ Cartesiani. Non credo poi che alcuno esser vi possa il quale guidar si lasci dal pazzo sistema, nel quale affermasi, che i bruti non si muovano, e non siano animati che dai cattivi Spiriti proposto dall’Autore dello scritto Amusement Philosophique sur l’ame des bêtes non dovendo egli riguardarsi che come parto di un bizzarro ingegno, e non come frutto di Filosofiche meditazioni. In quanto agli altri sistemi proposti circa l’anima de’ bruti essi son tali, che si distruggono da se medesimi, e non possono certamente avere un gran numero di partigiani poichè la sentenza dei Materialisti, che afferma essere il principio sensitivo dei bruti una semplice materia organica cosicchè le bestie sperimentino nel corpo l’istesse sensazioni, che l’uomo per forza soltanto della materia è di sua natura assurda non potendo in alcun modo il principio sensitivo appartenere ad una sostanza corporea; il che vale ancora a confutare il sistema dei Peripatetici i quali ammettono, che questo principio sensitivo nei bruti sia una forma sostanziale proveniente dalla materia. Nè solo disputano i Filosofi circa il modo, nel quale spiegar si devono i moti, e le azioni dei bruti ma posto ancora che desse avvengano per mezzo di una sostanza immateriale ricercano eglino qual sia la natura di questa sostanza.

Sonovi alcuni i quali affermano che questa sostanza non è spirito nè materia ma tiene tra di esse un luogo di mezzo. Il celebre Magalotti sostiene che l’anima dei bruti è spirituale, il che sembra provato da quelle parole dell’Ecclesiaste cap. 3. vers. 21. cioè “Quis novit si spiritus Filiorum Adam ascendat sursum, et si spiritus jumentorum descendat deorsum?” Se mi è lecito il dichiararmi a favore di uno di questi sistemi io dirò, che sembra più consentanea alla retta Filosofia l’opinione del Magalotti poichè la contraria sentenza propone ciò, che sarà forse molto difficile ad intendersi sembrandomi, che il dire esser l’anima dei Bruti una sostanza nè materiale nè spirituale sia quasi il medesimo, che affermare esser l’anima dei Bruti un semplice nulla. Inoltre non trovo altra ragione di ammettere, che l’anima delle bestie non sia nè materiale, nè spirituale se non che quella, che da’ fautori di questo principio suol esser proposta cioè, che troppo avvilirebbesi una sostanza spirituale se dessa non fosse creata, che a perseguitare i topi, ad inseguire le lepri, o ad occuparsi in altri simili impieghi. Ma egli è evidente, che questo spirito vien creato per animare, e rendere un corpo organizzato con infinita sapienza capace di senso, e di qualche sorta di affetti. L’impiego poi, e le basse occupazioni degli animali non possono in conto alcuno avvilire la natura, e la sostanza dello spirito, da cui sono, per mio avviso, animati, ciò che mi sembra evidente. E sebbene l’obbjezione suddetta non soffrisse risposta ella sarebbe nondimeno di troppo poco peso per ammettere soltanto in sua considerazione una specie di esseri affatto diversa dagli altri, e di cui l’essenza in niun modo può concepirsi nè aver correlazione con le nostre idèe. Onde parmi di poter decidere, che è almeno assai più probabile, che l’anima delle bestie sia spirituale di quello che la medesima tenga un luogo di mezzo tra lo spirito, e la materia. Quale adunque sia il più verosimile tra i proposti sistemi è già noto abbastanza per le sopraddette ragioni, per il che sembrami di poter concludere con sicurezza, che la sentenza, la quale afferma esser l’anima dei Bruti uno spirito dotato di senso, di libertà, e di un qualche lieve barlume di ragione è certamente più probabile di ogni altra.

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